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News »  IL MESTIERE DELL'INTELLETTUALE: IL LETTORE 2
Giovedì 3 maggio alle ore 18 presso la sede dell' Associazione Remo Gaibazzi, in borgo Scacchini 3/A avrà luogo il terzo appuntamento del ciclo

IL MESTIERE DELL'INTELLETTUALE  -  IL LETTORE 2  


Il professor Andrea Calzolari, vicepresidente dell'Associazione Remo Gaibazzi, terrà una conferenza dal titolo:

Lettura riproduttiva e lettura produttiva

L'intervento, incentrato sull'opera di Jacques Derrida, proporrà il punto di vista filosofico, in questo caso assolutamente emblematico, essendo Derrida l’autore per eccellenza che ha scritto leggendo (o ha letto scrivendo), mostrando che la lettura non è attività lineare, priva di contraddizioni, ma dialettica e ricca di interferenze.

La questione della lettura, in connessione con la corrispondente questione della scrittura, è stata indagata in filosofia almeno a partire da Platone, che ha inaugurato una tradizione dichiaratamente critica nei confronti della comunicazione scritta, concepita come un pericoloso supplemento, che, cercando di rimediare alla mancanza della viva voce, cioè dell’immediata ed originaria comunicazione orale, in realtà non fa che aggravare l’assenza di dialogo autentico. Tra i filosofi contemporanei, chi più di altri ha provato a mettere in discussione i fondamenti di questa millenaria impostazione che oppone oralità e scrittura (e dunque ascolto e lettura), è stato Jacques Derrida (1930-2004), ebreo sefardita di lingua e di cittadinanza francesi, nato a El Biar (Algeri), ma approdato negli anni ’50 all’ École Normale de la Rue Ulm, dove fu allievo di Althusser e Foucaul e dove insegnerà egli stesso a cominciare dal 1964. Osteggiato in patria e altrove  dall’establishment accademico, che lo ha spesso sbrigativamente etichettato come espressone di un oscurantismo post-moderno per la sua prosa ardua e assai lontana dallo stile filosofico tradizionale,  Derrida si è tuttavia imposto in Europa come negli Usa (dove il suo “decostruzionismo” ha conquistato interi dipartimenti universitari), suscitando accesi dibattiti, talvolta non privi di equivoci, non solo tra i filosofi, ma anche tra critici letterari e artistici, e persino tra gli architetti: basterebbe a testimoniarlo il successo della parola «decostruzione», che si è diffusa a macchia d’olio anche qui da noi in Italia, come generico sinonimo di «distruzione», e che invece indica, tra l’altro, un nuovo e complesso modo di leggere testi filosofici, poetici o scientifici.